Territori
Chi ricostruisce i borghi quando i fondi finiscono
Sei comuni dell'Appennino, dieci anni dopo il terremoto. Il denaro pubblico è arrivato, poi si è fermato: raccontiamo chi è rimasto a finire il lavoro.
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La strada che porta a Sant’Angelo si chiude d’inverno, e da tre anni nessuno la sgombera prima di gennaio. In paese sono rimasti in centoquarantadue, quasi tutti sopra i sessant’anni, e il cantiere della piazza principale è fermo da quando la ditta che aveva vinto l’appalto ha chiuso.
I fondi per la ricostruzione sono arrivati in due tranche, nel 2016 e nel 2019. La prima ha rimesso in piedi la scuola e sette case; la seconda è ferma in una pratica che passa da tre uffici diversi, nessuno dei quali ha personale sufficiente per chiuderla.
Il problema è chi deve firmare
Il sindaco lo dice senza giri di parole: il problema non sono i soldi, ma chi deve firmare. Il comune ha un tecnico a metà tempo, condiviso con altri due paesi della valle, e le pratiche arretrate sono quarantadue.
Abbiamo chiesto alla struttura commissariale quanti fascicoli siano nella stessa condizione. La risposta è arrivata dopo cinque settimane e riguarda solo una parte del cratere: sono seicentododici.
Chi è rimasto si è organizzato
Chi è rimasto ha imparato a organizzarsi. La cooperativa che gestisce il bar ha assunto due muratori per rimettere in sicurezza il tetto della sala civica, pagandoli con i ricavi dell’estate.
È un modello che funziona finché arriva la stagione turistica. Da ottobre il paese torna a essere quello che è per nove mesi l’anno: un cantiere fermo con centoquarantadue persone dentro.
La scadenza del 2027
Nel 2027 scade il termine per rendicontare la seconda tranche. Se le pratiche non saranno chiuse, i fondi torneranno indietro e il paese dovrà ripresentare tutto da capo, con i prezzi delle costruzioni aumentati del trenta per cento rispetto al 2019.
Nessuno degli amministratori che abbiamo sentito crede che si arriverà in tempo. Tutti, però, continuano a presentare progetti: perché è l’unica cosa che possono fare, e perché fermarsi significherebbe ammettere che il paese ha smesso di aspettare.
Torneremo a Sant’Angelo a gennaio, quando la strada si chiude.
Le risposte che non sono arrivate
Abbiamo chiesto a tutti e sei i comuni lo stato di avanzamento dei lavori. Due hanno risposto entro i trenta giorni previsti, uno dopo sollecito, tre non hanno risposto.
Giulia Sartori
Scrive di territori, ricostruzione e amministrazioni locali. Prima di collaborare con Il Contorno ha lavorato otto anni in una redazione locale in Abruzzo. Vive a Rieti.